I misteriosi volti attorno al rosone della Basilica di Santa Croce a Lecce

La città delle due B – Barocco e Bellezza – ha molte altre “lettere al suo arco”. Queste giornate di vacanza possono essere il momento giusto per scoprirle. Lecce è spesso accostata, da esperti e viaggiatori, alla città di Firenze, per via dell’arte disseminata lungo le strade del centro storico. Monumenti, edifici e decorazioni che irradiano una luce particolare; soprattutto grazie alla pietra leccese, di un colore variabile che va dal bianco al giallo paglierino. È la materia di cui artigiani, architetti e artisti si sono serviti, anche perché facilmente lavorabile, per realizzare i capolavori che hanno reso famosa nel mondo la capitale del Salento.

I fregi, i pinnacoli, i rosoni in pietra leccese definiscono l’identità di tanti palazzi e di numerosi edifici sacri, tra i quali la Basilica di Santa Croce. Non occorre essere appassionati d’arte per cogliere la grandezza e il valore storico-artistico di questa chiesa. Si trova in via Umberto I ed è, con il Convento dei Celestini, la celebrazione del barocco; il suo rosone è scuola, anche di mistero. Lo stile che plasma il centro storico si mescola con le testimonianze del passato romano, della vita dei Messapi, antichissima civiltà giunta in Puglia probabilmente nel IX secolo avanti Cristo.

La Basilica di Santa Croce è fantasia ma è reale, è pietra ma è anche vento, mare e sole, nell’espressione della sua bellezza che travolge, come fanno gli elementi naturali. La sua costruzione ci porta indietro nel 1353, quando il conte Gualtiero de Brienne volle che fosse edificata. In realtà, il nobile aveva ordinato la costruzione di un monastero.

Tutto quel che vediamo dell’attuale basilica poggia, tuttavia, le fondamenta su un episodio doloroso: la comunità ebraica che viveva nella porzione di territorio che oggi ospita l’edificio fu letteralmente sfrattata, per fare spazio al cantiere. Accadeva nel 1510. Ci vollero oltre due secoli di lavoro per completare il progetto della Basilica. Nel 1600 o qualche anno più tardi ne fu terminata la facciata.

Quel che più colpisce la vista nel momento in cui si trova al cospetto di quest’opera è il rosone. Sembra che quel cerchio riccamente incorniciato dagli intarsi stia lì a rappresentare non solo i cicli della vita, ma un occhio capace di osservare dall’alto i leccesi, i turisti, i viaggiatori, chiunque si trovi a passare sotto tanta magnificenza. Le foglie d’alloro che pure sono protagoniste non riescono a nascondere all’osservatore attento le figure intorno al finestrone circolare, come l’autoritratto dello scultore Giulio Cesare Penna (ma sarà proprio lui?), mentre alle estremità si fanno spazio due figure femminili: la Fede e la Fortezza in versione grandi statue. Non c’è solo la faccia dell’artista tra gli intarsi, sono ben cinque i volti, uno dei quali è chiaramente barbuto. Dalla fronte di un altro pende un serpente.

Quelle facce attorno al grande occhio della Basilica di Santa Croce fanno sbocciare, in chi le osserva, tante domande. Qui tutto è allegoria. Per tuffarsi in questo mare di significati, saldi nella loro pietra, bisogna affidarsi alla guida esperta di Rosy Smart City Tours. Attraverso uno dei percorsi proposti (Lecce by Night o Lecce Street Food con passeggiata) si possono vedere svelate tante curiosità sulla storia della Basilica, in particolare della sua facciata. Una delle tante sull’interno della chiesa la riportiamo subito: le navate accolgono ben sedici altari barocchi. Numeri stupefacenti, quanto può esserlo un viaggio a Lecce con Rosy Smart City Tours.

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