La rotondità del Pantheon e della parola viaggiare

Lo costruì Marco Agrippa, figlio di Lucio, console per la terza volta. È la traduzione italiana delle parole in latino che si possono leggere sulla facciata di uno degli edifici più ammirati al mondo. Tempio dell’armonia e della perfezione dell’idea e della sua realizzazione, in origine dedicato a tutte le divinità (il suo nome significa “di tutti gli dei”) oggi è semplicemente di tutti: turisti, ingegneri, architetti, artisti, curiosi, amanti del bello e semplici passanti. Per qualche minuto questi ultimi smettono di esserlo, per ammirare l’opera dell’uomo fatta edificare per la prima volta nel 27 a.C. o forse ancora prima.



Il suo perimetro e la sua struttura sono la summa della sapienza antica eppure moderna, è qui che nasce l’ispirazione per la creazione di altre opere, è qui che ci si sente investiti da una luce speciale, osservati da un occhio che corre verso l’infinito e oltre.



Alla bellezza del Pantheon ci si inchina, nell’intrico di curiosità che lo riguardano ci si perde piacevolmente. La circolarità della vita è tutta qui, così come la rotondità dell’esperienza viaggio, con le sue domande e le risposte spesso inaspettate. Qualche volta, tuttavia, ci si deve arrendere al mistero, smettere di disegnare punti interrogativi e lasciarsi avvolgere dall’ignoto e da quel che suggerisce.



Con Rosy Smart City Tours si prende parte a un’esperienza attorno e all’interno del Pantheon. Davvero unica. Un’esplorazione del tempio riedificato dall’imperatore Adriano tra il 118 e il 125 d.C., con mille sfumature e altrettante rivelazioni. Anche se le ipotesi sulla ricostruzione sono diverse. Riconducibili essenzialmente a tre, tirano in ballo anche il nome di Traiano.



Novanta sono i minuti (la durata del tour) che scorrono dentro i segreti della progettazione e della costruzione di un capolavoro dell’architettura romana. Ammirato e imitato ovunque; a Parigi e a Washington forme simili ne richiamano la bellezza.



Il Pantheon è la testimonianza della grandezza dell’Impero romano, è anche un pezzo di storia giunto a noi quasi intatto. È in effetti l’edificio meglio conservato. Un’opera metaforicamente e anche fisicamente tonda. Si tratta infatti di una sfera perfetta, la sua altezza è uguale al diametro e le sue geometrie sono espressione di genio, frutto di un lavoro preciso e raffinato.



La sua cupola maestosa (la più grande che sia mai stata costruita in calcestruzzo non armato) si vede da qualsiasi punto di Roma. Il Pantheon è un riferimento a un’idea di grandezza, di devozione che poggia su fondamenta forse non “sue”, eppure totalmente appartenenti alla sua magnificenza. Il Pantheon è scoperta, nel senso in cui Rosy Smart City Tours intende il termine. Per visitarlo bisogna lasciare a casa gli schemi e farsi travolgere dalle emozioni.

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